Presentati oggi gli ultimi tre film in gara per il Premio Tasca d’Almerita 2011.
Stefano Savona viaggia in Egitto per raccontare la rivoluzione in Piazza Tahrir, filmandola dall’epicentro del Cairo attraverso il pedinamento di tre ragazzi di poco più di vent’anni: «Sono stato molto contento degli incontri che ho fatto in Egitto. I giovani che ho conosciuto e che ho seguito nel corso del film sono dei grandissimi comunicatori. C’è una grazia molto particolare nel loro modo di esprimersi e di raccontarsi. Non pretendo certo che queste persone sia rappresentative della piazza, ma sono quelle che ho scelto per raccontare questa storia. Ero lì solo con una macchina fotografica e un piccolo registratore sonoro. Questi limiti tecnici mi hanno imposto di mettermi ad altezza d’uomo, per raccontare la sensazione di essere là prima di qualsiasi altra cosa. Tahrir racconta la confusione di far parte di un evento del genere. I miei protagonisti sono un po’ degli eroi catapultati in una situazione molto più grande di loro, che scoprono di fare qualcosa di grande proprio mentre la stanno facendo».
Suha Arraf, con Women of Hamas, racconta un tema delicato e complesso come la vita politica e sociale di quattro donne palestinesi seguaci di Hamas: «Vivo a Gaza e ho lavorato per anni come giornalista occupandomi della situazione politica palestinese. Ma penso che il cinema sia un’arma molto interessante per parlarne. Prima delle elezioni del 2006 non avevo mai visto in giro le donne di Hamas, poi ho cominciate a vederle mentre andavano a fare campagna elettorale porta a porta. È
stato allora che ho deciso di cominciare a filmarle. Molti mi chiedono quale sia la soluzione per questo conflitto. Per quanto mi riguarda, mi limito a descrivere attraverso il documentario la situazione e la vita delle donne coinvolte in questo movimento. La loro forza è impressionante. Ognuna di loro, ciascuna a suo modo, continua a credere e a combattere con una volontà e determinazione di ferro».
Chiude il concorso Le ciel en bataille, controverso autoritratto diviso tra pulsioni del corpo e purezza dello spirito, di Rachid B., regista che vuole mantenere l’anonimato firmando il film con il suo nome musulmano: «Questa è la mia storia. Ho già lavorato su molti documentari che si rivolgevano all’area del Mediterraneo. Con questo film, ho cercato di svelare la mia intricata intimità, divisa tra il desiderio e la spiritualità».
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