La primavera araba è stata al centro dell’attenzione nella scorsa edizione del SalinaDocFest: due esempi tra tutti, il documentario Tahrir Liberation Square, dove l’occhio del regista Stefano Savona, si confonde con quello dei giovani protagonisti che hanno dato avvio alla rivoluzione scatenasi proprio in piazza Tahrir nel gennaio dello scorso anno. E Jald Hayy (Living Skin) di Fawzi Saleh, documentario che penetra nel cuore della città vecchia de il Cairo, nel quartiere Magra el-’Uyun, dove lavorano migliaia di bambini di età inferiore ai quindici anni. Poveri, malnutriti e senza fissa dimora, questi ragazzi sono spinti a lasciare la scuola, rinunciando alle loro ambizioni e ai loro sogni. Assorbiti rapidamente nel mondo del lavoro, soprattutto nei settori manifatturieri, vivono la loro infanzia a stretto contatto con sostanze chimiche altamente tossiche senza protezione adeguata.
Abbiamo citato questi due titoli perché nonostante gli eventi che hanno cambiato la storia del mediterraneo, a un anno e mezzo di distanza dalla caduta di Mubarak, proprio guardando l’Egitto, siamo ancora costretti a porci la stessa domanda: cosa ci si deve aspettare dall’imminente futuro, per gli egiziani in rivolta e per quei bambini sfruttati?
In attesa di conoscere i risultati delle elezioni presidenziali, previste per il 16 e il 17 giugno, ciò che si può desumere è che di certo il crollo del regime non è bastato a fornire risposte rassicuranti. Il 29 maggio, in seguito all’annuncio dei due candidati al ballottaggio, il Fratello Musulmano Muhamed Mursi e “l’uomo di Mubarak”, l’ex premier Ahmed Shafiq, la protesta è scoppiata nuovamente. Un gruppo di manifestanti ha appiccato il fuoco al quartier generale di Muhamed Mursi, la cui elezione viene vista come una sconfessione della rivoluzione. E anche l’affermazione dei Fratelli Musulmani, agita coloro che dal gennaio 2011 si apsettavano una sorte diversa per lo sviluppo democratico dell’Egitto.
Dal canto nostro, con la prossima edizione del Festival, “Altri Futuri”, ci si ripromette di continuare a sperare e a indagare sul domani, su un futuro che possa aprirsi quanto prima all’insegna dell’eguaglianza e del rispetto dei diritti umani.
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