Cùntami

Storie di canto magico

Cùntami un film documentario di Giovanna Taviani

Un road movie su un furgone rosso in giro per la Sicilia alla ricerca dei nuovi narratori orali che si richiamano alla grande tradizione del cunto e dei cantastorie, per raccontare l’altra Sicilia, quella che si risveglia attraverso la forza universale delle storie popolari del passato per narrare il nostro presente.

Prodotto da Cloud 9 Film in collaborazione con Rai Cinema
con il contributo del Ministero della cultura – D.G. Cinema e audiovisivo con il supporto di Regione Siciliana e Sicilia Film Commission nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei Cinema
Con il supporto di Banca del Fucino e in collaborazione con Palumbo Editore

Interpreti: Mimmo Cuticchio, Vincenzo Pirrotta, Gaspare BalsamoMario Incudine, Giovanni Calcagno, Yousif Latif Jaralla

Soggetto – Sceneggiatura – Regia Giovanna Taviani
Scenografia Nicola Sferruzza
Aiuto regia Gianmaria Sortino
Fotografia Clarissa Cappellani
Fotografia subacquea Marco Pasquini
Montaggio Benni Atria
Musiche Mario Incudine
Consulenza musiche Giuliano Taviani
Produzione esecutiva Marco Alessi e Michele Daniele per Dugong Film
Direttore di produzione Michele Daniele
Organizzazione in Sicilia Giuseppe Nangano e Giovanni Luparello
Suono in presa diretta Danilo Romancino, Sebastiano Caceffo, Mirko Cangiamila
Prodotto da Amedeo Bacigalupo
Anno produzione 2021 – Paese Italia – Durata 70 – Color

Il film e i protagonisti

Il viaggio, con Don Chisciotte seduto sopra il tettino del furgone a bordo del suo cavallo bianco, e Ulisse, Polifemo, Angelica, Orlando, Bradamante e Rodomonte, la Sirena, Colapesce e Sancho Panza seduti sul retro, si svolge su un furgone rosso simile ai vecchi carretti siciliani del dopoguerra, che andavano in giro per la Sicilia a mostrare al popolo di contadini e pescatori l’Opera dei Pupi. Dall’800 in poi con il teatro tradizionale delle marionette, attraverso il grande patrimonio di storie antiche e condivise gli opranti diffondevano un gesto di ribellione politica.

L’Opera dei Pupi sopravvive nel sud ancora oggi, come uno dei simboli dell’identità siciliana, e nel 2001 è stata proclamata dall’UNESCO “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”.

Il viaggio parte da Palermo e tocca cinque luoghi simbolici della Sicilia, ciascuno legato a una storia e a un grande narratore orale siciliano.

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Mimmo Cuticchio

Mimmo Cuticchio, a Palermo, primo e ultimo puparo vivente, che oggi si fa chiamare “il nuovo cuntista dei naufraghi”.

Ci racconta del suo Teatro dei pupi e della sua formazione a Palermo tra gli antichi maestri del cunto da cui ha ereditato un mestiere oggi noto in tutto il mondo.

Vincenzo Pirrotta, a Partinico, nelle terre di Danilo Dolci e Peppino Impastato (giovane attivista e giornalista italiano ammazzato dalla mafia), ci cunta di Orlando Furioso per denunciare i latitanti mafiosi che ancora oggi si nascondono in territorio siciliano.

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Vincenzo Pirrotta - Ballata delle Balate - Partinico
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Gaspare Balsamo - Don Chisciotte

Gaspare Balsamo, a Trapani, tra gli studi di una radio locale, le tonnare abbandonate e i mulini a vento di Culcasi, ci racconta dell’incontro tra Don Chisciotte e Peppino Impastato, ma anche della lotta contro i mulini a vento e della fuga di Ulisse dalle grinfie del Ciclope ubriaco.

Mario Incudine, a Gela, tra i resti del Petrolchimico, e nelle cave di Caltanissetta ci canta il Lamentu di Turiddu Carnevale scritto da Ignazio Buttitta per Ciccio Busacca, che ha raccontato al mondo con la sua chitarra il sogno infranto di chi aveva creduto nel progresso in Sicilia.

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Mario Incudine - Turiddu Carnevale
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Giovanni Calcagno - Poeta innamorato sull'Etna

Giovanni Calcagno, a Paternò, dove ha sede la casa del cantastorie in memoria di Ciccio Busacca, e a Piedimonte Etneo, ai piedi dell’Etna, dove la terra trema e dove l’ex saltimbanco e artista di strada, ora volto noto del cinema e della televisione, vive senza luce e senza acqua in assoluta solitudine, cunta del poeta innamorato e solitario che fu inghiottito dal vulcano sotto le scosse di un terribile terremoto, e della solitudine del Ciclopuzzo innamorato, che proprio qui aveva la sua dimora.