Yousif-Jaralla-omaggio-a-Vittorio-Taviani-SalinaDocFest-2018

Si muovono in cinquemila
perché non vogliono che voi e noi ci incontriamo…
Ma noi ci siamo incontrati.

da San Michele aveva un gallo dei fratelli Taviani

Pensa agli altri, mentre prepari la colazione, mentre ritorni a casa, mentre dormi e conti le stelle.

Sono i primi versi di una bellissima poesia palestinese che Amos Gitai ha inserito nel suo nuovo film A Lettre to a friend in Gaza, tra poesia, documentario e finzione, che abbiamo l’onore di presentare in anteprima assoluta, fresco da Venezia, al Salinadocfest.

La solitudine di quest’anno, di questi ultimi anni, il bisogno di riscoprirci uniti da parole comuni che ci somiglino: da qui nasce la nuova edizione del Salinadocfest, che prova a porsi come luogo dove ripensare il nostro essere “comunità”.

Questo luogo è Salina, isola circolare e senza confini, luogo aperto e comune per antonomasia, mai stanziale, ma in divenire, come le onde del mare. Luogo cosmopolita e aggregante, per necessità nei confronti di chi approda, che accoglie Ulisse nelle sue grotte e lo fa sentire a casa, perché l’uomo da solo non può stare e l’isolamento ti costringe a chiedere aiuto all’altro, magari con il conflitto, ma sempre in relazione con lo straniero che arriva da lidi lontani.

Questo luogo è il cinema, circolare come una sala cinematografica, dove per un breve arco di tempo persone diverse si ritrovano riunite, nel silenzio del buio, ad ascoltare le stesse storie, a ricordarci una memoria condivisa o a proiettarci in uno scenario futuro migliore.

Da questo bisogno di comunità è nato il Salinadocfest, che in 12 anni è riuscito a creare una vera e propria community, reale e non virtuale, in un’isola lontana dal continente, quindi privilegiata nella sua condizione della distanza – da lontano si vede meglio, diceva il Dottor Fileno in una novella di Pirandello -; circondata dal mare (il mare che unisce le coste che divide), luogo di fughe e di approdi, crocevia di incontri tra persone che viaggiano, sempre in movimento, che arrivano e che partono, ciascuno con il proprio bagaglio personale e culturale.

Questa è l’altra Sicilia da cui vogliamo ripartire per ricominciare a raccontare il nostro paese. Che ha grandi intellettuali e poeti alle spalle, come Ignazio Buttitta e Ciccio Busacca, grandi uomini come Salvatore Carnevale, e che ha tutti gli strumenti per risollevare la testa e provare a ripensare al nostro paese da una nuova prospettiva comune.

Comune è lo sguardo dei film che quest’anno presentiamo al Festival, che tornano alle grandi narrazioni di storie importanti e cariche di senso, come quelle del nuovo esercito di narratori orali – provenienti dalla tradizione siciliana del cunto e dei cantastorie -, che ripescano Ulisse, Polifemo, Don Chisciotte, per ritrovare i nostri fratelli. Sono film che parlano tutti di altri giovani e di altre passioni – i giovani della Iuventa che corrono a salvare i profughi nel mare, i giovani di Lazzaro che difendono la tradizione della terra, i giovani egiziani del post primavera araba, che provano ad opporsi agli errori dei padri. Parlano di altri emigranti (noi italiani costretti ad emigrare per cercare fortuna altrove), di altre famiglie, dilaniate dal conflitto incessante tra Palestina e Israele. Riunite attorno alla spiaggia palermitana di Mondello o slegate nelle solitudini di chi pensa e lavora al destino comune del mondo.

Contro il dolore e la solitudine di quest’anno, in cui è mancato mio padre, insieme a Ermanno Olmi, e in cui lo scenario sociale e politico ha assunto un volto inumano, slegando i rapporti tra l’io e il tu; contro la solitudine della rete che ci ha sconnesso gli uni dagli altri; contro tutto questo, e forse proprio da questo, nasce la nuova edizione del Salinadocfest.

Nostro padre amava l’essere umano, le persone, le facce, la coralità. È stato un tolstoiano fino alla fine della sua vita. Ha creduto sempre nella comunità, prima ancora che come regista, come uomo e come cittadino. Oggi questa comunità sembra perduta. Eppure un noi deve continuare ad esistere. Deve esserci da qualche parte una comunità che ci ricompatti.

Io ero il popolo, ora ho scoperto che sono solo è il titolo di un bell’intervento di Mauro Covacich, apparso sul “Corriere della Sera” il 30 giugno scorso, che ha ispirato in parte questi miei pensieri. Eravamo in tanti, eravamo tutti insieme. Uniti, contro, diversi. Poi d’un tratto la gente è cambiata, ci ha lasciato indietro ed è diventata la maggioranza. Ma chi sono gli altri? Come sono diventati così numerosi? Come sono riusciti a diventare il popolo? Proviamo a darci delle risposte da questa isola, proviamoci con i film che abbiamo scelto e con tutti voi che siete venuti a Salina per cercare di ricreare un patrimonio comune di storie condivise.

«Si muovono in cinquemila perché non vogliono che voi e noi ci incontriamo…Ma noi ci siamo incontrati», urlava Giulio Manieri (alias Giulio Brogi) ai contadini mentre l’esercito di soldati arrivava per sedare la spedizione. San Michele aveva un gallo mi accompagna sempre nei momenti più duri, quando tutto sembra perduto, ma il solo pensiero che comunque ci siamo incontrati riesce a ridarmi la forza.

Per questo ringrazio Giuseppe Fiorello, Mario Incudine, Abderrahame Sissako, Kessen Tall, Amos Gitai, Francesco Zizola, Alice Rohrwacher, Marcella Pedone, Gaspare Balsamo, Youssif Iaralla, Giovanni Calcagno, Chiara Caselli, Enrico Magrelli, Fabio Ferzetti, Andrea Purgatori, Roberto Alajmo, Giorgo Gosetti, Marco Spoletini, Gianfilippo Pedote, tutti gli ospiti del Festival e tutti i registi del concorso.

Per questo dedico questa edizione a mio padre, che mi ha insegnato a sentirmi sempre parte di una comunità.

Giovanna Taviani