Lo spazio vuoto
di Alberto Ceresoli e Stefano P. Testa (Italia, 2026, 96’)
Sceneggiatura: Stefano P. Testa, Alberto Ceresoli
Fotografia: Stefano P. Testa Montaggio Stefano P. Testa
Suono: Nicola Gualandris (mix e sound design)
Musica: Vinicio Capossela, William Limonta
Produttore: Andrea Zanoli, Nadia Ghisalberti Produzione Lab 80 Film, Perseo Film
La notte del 13 ottobre 1990 Luisa si uccide, gettandosi dal sesto piano dell’ospedale di Montichiari. Ha diciannove anni e ha appena dato alla luce il suo secondo figlio. Dopo un breve periodo in orfanotrofio, Alberto e suo fratello vengono adottati da una famiglia di Bergamo e crescono senza avere alcun ricordo dei genitori biologici. Oltre trent’anni dopo, Alberto torna alle origini della propria storia familiare per ricomporre, attraverso luoghi, fotografie e testimonianze, la memoria perduta di sua madre e confrontarsi con l’assenza che ha segnato la sua vita.
Nel 2022 Alberto mi ha contattato proponendomi l’idea di realizzare un film documentario sulla storia di Luisa De Santis, sua madre biologica. Non conoscevo la sua storia famigliare, ma dopo averla ascoltata ho accettato subito. Il soggetto mi interessava profondamente, per il suo carattere intimo e tragico, in continuità con i temi che avevo già esplorato nei miei lavori precedenti. Avevo però qualche esitazione rispetto alla co-regia: per me era la prima esperienza, così come per Alberto il primo confronto con il linguaggio del cinema. Questi dubbi si sono dissipati rapidamente. Fin dall’inizio abbiamo riconosciuto una forte affinità sul piano estetico, narrativo e poetico. I ruoli si sono delineati in modo naturale: Alberto come ricercatore e guida, io come osservatore e primo testimone. Abbiamo scritto il film, realizzato le interviste, selezionato le immagini e montato il materiale insieme, condividendo ogni scelta. La narrazione procede a ritroso, dalla morte di Luisa fino alla sua infanzia, seguendo lo stesso percorso di scoperta che abbiamo attraversato durante la ricerca e le riprese. Un elemento centrale dell’approccio registico è stata la volontà di sospendere il giu46dizio, nel tentativo – inevitabilmente parziale – di restituire l’identità evanescente di Luisa e i tragici eventi che l’hanno coinvolta attraverso uno sguardo il più possibile aperto e limpido, capace al tempo stesso di accogliere amore, rabbia e sofferenza.” [Stefano P. Testa]



