Il SalinaDocFest celebra la sua XX edizione con un ospite internazionale d’eccezione: Uberto Pasolini, autore di uno dei film più intensi e radicali degli ultimi anni dedicati al mito di Ulisse.
Sarà Itaca – Il ritorno, da lui diretto, il film manifesto del SalinaDocFest 2026, edizione dedicata al tema delle “Odissee contro le guerre”
Nato in Italia ma inglese d’adozione, Uberto Pasolini è una figura unica nel panorama cinematografico europeo. Ha prodotto, tra gli altri, Full Monty, di Peter Cattaneo, grande successo internazionale e candidato come Miglior Film agli Oscar nel 1998 e vincitore ai BAFTA per il Miglior Film Britannico nello stesso anno. Con Still Life (2013) ha vinto il premio per la miglior regia nella sezione Orizzonti a Venezia. E’ autore di un cinema rigoroso e profondamente umano, capace di attraversare temi sociali, politici ed esistenziali con uno sguardo essenziale e unico.
Durante il SalinaDocFest, Uberto Pasolini riceverà il Premio SDF Odissee, dedicato agli autori capaci di costruire un ponte tra cinema, memoria, letteratura e immaginario contemporaneo. Il regista porterà al festival il suo film Itaca – Il ritorno (2024) che appare oggi come un’opera necessaria e profetica.
Giovanna Taviani, fondatrice e direttrice artistica del SalinaDocFest, racconta la scelta:
“A un anno dalle riprese alle Eolie del nuovo The Odyssey di Christopher Nolan — tra Favignana, Lipari, Vulcano e altre isole del Mediterraneo — costruite attorno alla spettacolarità dell’eroe e alla potenza epica della guerra, Itaca – Il ritorno di Uberto Pasolini compie un gesto opposto e necessario: riportare l’Odissea all’umano. Non al guerriero, ma a ciò che resta dopo la violenza, all’attesa, alla memoria, alla possibilità di ritrovarsi. È un’Odissea che non usa il mito per esaltare la guerra, ma per ricordarne il vuoto e l’inutilità.
Per questo il film, che abbiamo scelto come evento di apertura del nostro Festival, incarna profondamente il nostro appello “S.O.S. Odissea”, antidoto alla guerra e alla disumanizzazione del linguaggio e dello sguardo. E forse tutto è già racchiuso nelle ultime parole a Ulisse di Penelope — il vero cuore narrante del film — nelle ultime sequenze del film quando dice: “Ricorderemo insieme e dimenticheremo insieme. E poi, come amici, invecchieremo insieme”. È lì che il viaggio finisce davvero: non nell’eroismo, ma nella riscoperta dell’umano.”
Lontano da ogni retorica eroica, il film rilegge l’Odissea come racconto del trauma della guerra e dell’impossibilità del ritorno. L’Ulisse, interpretato da Ralph Fiennes, non è il vincitore celebrato dal mito, ma un uomo ormai anziano, provato dalla violenza e incapace di ritrovare il proprio posto nel mondo. Ad attenderlo non c’è la riconciliazione, ma uno sguardo che mette in crisi il mito stesso dell’eroe. Penelope, interpretata da Juliette Binoche, lo denuda, lo smaschera, ne interroga l’identità profonda. Né Telemaco né Eumeo riescono più a riconoscere in lui il padre, il re, l’eroe del passato. È proprio Eumeo — interpretato da Claudio Santamaria — a portare uno dei momenti più potenti del film: il suo dialogo con Ulisse sulla guerra è tra le sequenze più dense e necessarie dell’intera opera, un confronto diretto e senza sconti sul prezzo umano della violenza.
Il film è una potente rilettura dell’epos omerico, che diventa denuncia verso tutte le guerre in un momento centrale di riflessione civile e culturale del festival. In questa frattura tra memoria e presente, tra identità e disincanto, il poema omerico si trasforma in un grido di allarme contro la guerra, una riflessione sui reduci, sulle ferite invisibili che ogni conflitto lascia dietro di sé.
Con la presenza di Uberto Pasolini, il SalinaDocFest conferma la propria vocazione internazionale e il desiderio di interrogare il presente attraverso il cinema, i miti e le grandi narrazioni legate al Mediterraneo.







